Uliwood Party di Marco Travaglio
Tanto per cambiare, i destini delle elezioni si giocano in Sicilia, dove già nel 2001 il Cainano sbancò 61 collegi su 61. Ma allora la Casa circondariale delle Libertà era allineata e coperta, mentre oggi è dilaniata da varie guerre per bande: Cuffaro contro Miccichè, Miccichè contro Cuffaro, Lombardo contro tutti, Scapagnini in fuga verso Roma dopo aver portato il comune di Catania al fallimento (l'Enel ha spento i lampioni perché il sindaco non paga più le bollette).
Astutamente, il centrosinistra ha deciso di non approfittarne, dividendosi sulla ricandidatura di Rita Borsellino, che due anni fa portò al centrosinistra 10 punti in più della somma dei partiti e dunque probabilmente sarà rimpiazzata dalla Finocchiaro senza passare per le primarie. Intanto, nel centrodestra, si sviluppa un alato dibattito al grido del “tu sei più delinquente di me”.
Tutto comincia con la condanna di Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento di alcuni mafiosi. Mentre Vasa Vasa festeggia a cannoli e champagne lo scampato pericolo (lui, conoscendosi, temeva peggio), due noti cultori della legalità come Miccichè e Dell’Utri lo invitano alle dimissioni, seguiti a ruota dalla Prestigiacomo. Anche lei tiene molto alla questione morale: l'altra sera, ad Annozero, annuncia che “non candideremo condannati definitivi”. Domanda: dunque Dell'Utri, condannato definitivamente a 2 anni per frode fiscale e false fatture, in appello a 2 anni per estorsione mafiosa e in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, resterà fuori dal Parlamento? Il terrore le si dipinge sugli occhi: “Dell'Utri gode della mia massima stima e della mia piena fiducia”.
Condannato sì, ma degno di fiducia, dunque ricandidato. Anche perché Forza Italia l'ha inventata Dell'Utri, mica la Prestigiacomo. Ed è meglio non innervosirlo troppo. L'ultima volta fu nel 1991, quando l'imprenditore Vincenzo Garraffa rifiutò di versare a Publitalia un ritorno di 700 milioni di lire in nero su una sponsorizzazione. Dell'Utri, lievemente alterato, gli disse: “Abbiamo uomini e mezzi per farle cambiare idea”. Infatti, a stretto giro, Garraffa ricevette la visita a domicilio del boss Vincenzo Virga. Meglio non ripetere l'esperienza, soprattutto per una signora così ben pettinata.
Ora però s'è innervosito Cuffaro, che non ha gradito l'invito alle dimissioni da Miccichè, che per giunta vorrebbe prendere il suo posto: “Farò di tutto per impedire la candidatura e l'elezione di Miccichè”. Conoscendolo, ha gli uomini e i mezzi per riuscirci. Miccichè, che come disse Ciccio Musetto “ha molto fiuto, e non solo politico”, s'è lasciato un po' andare: “Cuffaro parla come se l'avessi mandato a casa io. Invece ci ha mandati a casa lui. S'è fatto condannare, cosa che aveva garantito non sarebbe accaduta, quando lo candidammo. Diceva che i suoi avvocati erano sicuri. E noi a credergli”. A questo punto sarebbe interessante sapere chi avesse garantito a Cuffaro l'assoluzione.
Esistono due intercettazioni (frettolosamente archiviate dal procuratore Grasso e ripescate dal successore Messineo) in cui Berlusconi, nel novembre 2003, garantiva a Totò che “dall'interno dell'ufficio che si sta interessando di queste cose... ho notizie buone, c'è un orientamento positivo...” e, nel gennaio 2004, che il ministro dell'Interno Pisanu “mi ha parlato e mi ha detto che... è tutto sotto controllo...”. Non vorremmo che Totò fosse costretto a spiegare, magari a un pm, cosa intendeva dire l'amico Silvio.
Vasa Vasa si sente talmente sicuro da mandare avanti una giovane e avvenente deputata regionale dell'Udc, Giusy Savarino, a bocciare la candidatura Miccichè: “Non per i suoi comportamenti disdicevoli, ma per le sue ‘debolezze’ ". Allusione alle frequenti visite del pusher Alessandro Martello al ministero dell'Economia quando l'uomo dal grande fiuto era viceministro. Non certo ai suoi vecchi incontri con personaggi legati alla mafia, che - almeno nell'entourage di Cuffaro - sono cose da nulla. Miccichè replica che “Cuffaro non può scegliere il proprio sostituto dopo aver favorito la mafia”. Cuffaro potrebbe ricordare che Miccichè era il vice di Dell'Utri a Publitalia e che Dell’Utri è stato condannato dallo stesso Tribunale che ha condannato lui per aver favorito una dozzina di boss, da Mangano in giù.
Ma non vogliamo suggerirgli nulla. Per ora ci godiamo lo spettacolo. Pronti, all'occorrenza, a pagare il biglietto.
L’Unità del 12.2.2008
