Zorro di Marco Travaglio
Il Corriere, nella sua quotidiana guerra ai pm più impegnati, scrive: “Potenza come Pescara, D’Alfonso come Margiotta: prima gli arresti, poi tutti liberi”. Pescara e Potenza pari sono, ergo Paolo Franchi invita il Pd a inciuciare con Al Tappone per l’immancabile “riforma della giustizia” e “fare autocritica” per non averla fatta prima.
Ma nessuna riforma eviterebbe quel che è accaduto. Né quelle di Al Tappone né quella del Pd Tenaglia, che vuol affidare gli arresti a tre giudici per evitare l’“altalena di provvedimenti”. Del tutto fisiologica, in un sistema di infinite impugnazioni.
A Pescara il sindaco, posto ai domiciliari perché non inquini le prove, viene liberato quando non può più inquinarle perché s’è dimesso e i coindagati hanno smentito la sua versione e “rafforzato” le accuse.
A Potenza pm e gip ritengono che Margiotta vada arrestato a domicilio perché s’è incontrato segretamente, in un vicolo, con un imprenditore che poi ha raccontato di avergli promesso 200 mila euro per un appalto. Come sempre, la Camera blocca l’arresto e abusa del suo potere entrando nel merito delle accuse. Il Riesame conferma che gli appalti sono truccati e ribadisce turbative d’asta e corruzioni, ma annulla l’accusa di associazione a delinquere e l’arresto del deputato (ormai inutile) e trasforma per gli altri il carcere in domiciliari. Non assolve nessuno né “boccia” l’indagine. Che resta in piedi, anche su Margiotta.
Una sola riforma eviterebbe tutto ciò: che i politici la piantassero d’impicciarsi in appalti. Ma questa, naturalmente, nessuno la propone.
l'Unità del 3.1.2009