Contromano di Curzio Maltese
La storia non insegna nulla e nella tangentopoli in corso si replicano gli stessi errori del ’92. Il principale è di considerare la corruzione soltanto dal punto di vista della politica.
L’Italia non è la democrazia più corrotta dell’Occidente perché i politici italiani facciano particolarmente schifo, come sostengono i demagoghi, ma perché esiste un enorme pezzo di imprenditoria che vive e sopravvive sul mercato solo grazie ai traffici con la politica.
In altri termini, il problema vero non è questo o quell’assessore di Napoli o di Reggio Calabria, ma l’economia criminale della Campania o della Calabria, della Lombardia o della Toscana. I tanti piccoli e grandi Alfredo Romeo che campano di appalti ottenuti con le mazzette distribuite a tutti i partiti. Così come nel ’92 la vera questione non erano i partiti della Prima Repubblica, ma i grandi e piccoli gruppi industriali, dalla Fiat all’Impregilo a Ferruzzi, fino all’ultimo fornitore di servizi sanitari per il Comune di Milano.
La vera battaglia contro la corruzione non si fa dunque cacciando questo o quel corrotto dai partiti, ma con leggi di liberalizzazione che rendano difficile la vita all’imprenditoria mafiosa, corruttrice. Non sarà certo Berlusconi ad approvarle. Lui è il simbolo degli imprenditori italioti che non esisterebbero senza l’aiuto della politica amica.
Nella vicenda di Sky il governo ha raggiunto il massimo della sfrontatezza. E’ vero, naturalmente, che in Europa le tv a pagamento godono di minori vantaggi fiscali. Ma è anche vero che in Europa, dagli anni 80, non esiste nessun imprenditore televisivo monopolista con tre reti nazionali cui ogni anno vengono regalate, prima dai compari politici e ora da se stesso, le frequenze pubbliche.
Ma purtroppo neanche i governi8 di centrosinistra hanno mai approvato leggi efficaci contro i “sistemi Romeo”. Il risultato è che i maggiori settori economici nazionali sono rimasti saldamente nelle mani di bande di faccendieri. Ma finchè l’opinione pubblica, distratta dai demagoghi dell’antipolitica, giudicherà l’assessore napoletano meno colpevole del corruttore, non cambierà mai nulla.
Ai responsabili del crack Enron i giudici americani hanno dato trecento anni di carcere. A Callisto Tanzi dieci, in primo grado. Tanzi ha rovinato migliaia di famiglie, ma non solleva l’indignazione del teatrino moralista. Fa poco tornerà, come Salvatore Ligresti.
Venerdì di Repubblica del 2.1.2009