venerdì, 02 ottobre 2009 - 14:19
di Roberto Saviano. La Repubblica

MOLTI si chiederanno come sia possibile che in Italia si manifesti per la libertà di stampa. Da noi non è compromessa come in Cina, a Cuba, in Birmania o in Iran. Ma oggi manifestare o alzare la propria voce in nome della libertà di stampa, vuol dire altro. Libertà di poter fare il proprio lavoro senza essere attaccati sul piano personale, senza un clima di minaccia. E persino senza che ogni opinione venga ridotta a semplice presa di parte, come fossimo in una guerra dove è impossibile ragionare oltre una logica di schieramento.

Oggi, chiunque decida di prendere una posizione sa che potrà avere contro non un'opinione opposta, ma una campagna che mira al discredito totale di chi la esprime. E persino coloro che hanno firmato un appello per la libertà di informazione devono mettere in conto che già soltanto questo gesto potrebbe avere ripercussioni. Qualsiasi voce critica sa di potersi aspettare ritorsioni. Libertà di stampa significa libertà di non avere la vita distrutta, di non dover dare le dimissioni, di non veder da un giorno all'altro troncato un percorso professionale per un atto di parola, come è accaduto a Dino Boffo.

Vorrei parlare apertamente con chi, riconoscendosi nel centrodestra, dirà: "Ma che volete? Che cosa vi mettete a sbraitare adesso, quando siete stati voi per primi ad aver trascinato lo scontro politico sul terreno delle faccende private erigendovi a giudici morali? Di cosa vi lamentate se ora vi trovate ripagati con la stessa moneta?". Infatti la questione non è morale. La responsabilità chiesta alle istituzioni non è la stessa che deve avere chi scrive, pone domande, fa il suo mestiere. Non si fanno domande in nome della propria superiorità morale. Si fanno domande in nome del proprio lavoro e della possibilità di interrogare la democrazia. Un giornalista rappresenta se stesso, un ministro rappresenta la Repubblica. La democrazia funziona nel momento in cui i ruoli di entrambi sono rispettati.

Per un giornalista, fare delle domande o formulare delle opinioni non è altro che la sua funzione e il suo diritto. Ma un cittadino che svolge il suo lavoro non può essere esposto al ricatto di vedere trascinata nel fango la propria vita privata. E una persona che pone delle domande, non può essere tacitata e denunciata per averle poste. Non è sulla scelta di come vive che un politico deve rispondere al proprio Paese. Però quando si hanno dei ruoli istituzionali, si diventa ricattabili, ed è su questo piano, sul piano delle garanzie per le azioni da compiere nel solo interesse dello Stato, che chi riveste una carica pubblica è chiamato a rendere conto della propria vita.


In questi anni ho avuto molta solidarietà da persone di centrodestra. Oggi mi chiedo: ma davvero gli elettori di centrodestra possono volere tutto questo? Possono ritenere giusto non solo il rifiuto di rispondere a delle domande, ma l'incriminazione delle domande stesse? Possono sentirsi a proprio agio quando gli attacchi contro i loro avversari prendono le mosse da chi viene mandato a rovistare nella loro sfera privata? Possono non vedere come la lotta fra l'informazione e chi cerca di imbavagliarla, sia impari e scorretta anche sul piano dei rapporti di potere formale?

Chi ha votato per l'attuale schieramento di governo considerandolo più vicino ai propri interessi o alle proprie convinzioni, può guardare con indifferenza o approvazione questa valanga che si abbatte sugli stessi meccanismi che rendono una democrazia funzionante? Non sente che si sta perdendo qualcosa?
Il paese sta diventando cattivo. Il nemico è chi ti è a fianco, chi riesce a realizzarsi: qualunque forma di piccola carriera, minimo successo, persino un lavoro stabile, crea invidia. E questo perché quelli che erano diritti sono stati ridotti quasi sempre a privilegi. È di questo, di una realtà così priva di prospettive da generare un clima incarognito di conflittualità che dovremmo chiedere conto: non solo a chi governa ma a tutta la nostra classe politica. Però se qualsiasi voce che disturba la versione ufficiale per cui va tutto bene, non può alzarsi che a proprio rischio e pericolo, che garanzie abbiamo di poter mai affrontare i problemi veri dell'Italia?

Il ricatto cui è sottoposto un politico è sempre pericoloso perché il paese avrebbe bisogno di altro, di attenzione su altre questioni urgenti, di altri interventi. Il peggio della crisi per quel che riguarda i posti di lavoro deve ancora arrivare. In più ci sono aspetti che rendono l'Italia da tempo anomala e più fragile di altre nazioni occidentali democratiche, aspetti che con un simile aumento della povertà e della disoccupazione divengono ancora più rischiosi.

Nel 2003 John Kerry, allora candidato alla Casa Bianca, presentò al Congresso americano un documento dal titolo The New War, dove indicava le tre mafie italiane come tre dei cinque elementi che condizionano il libero mercato quantificando in 110 miliardi di dollari all'anno la montagna di danaro che le mafie riciclano in Europa. L'Italia è il secondo paese al mondo per uomini sotto protezione dopo la Colombia.

È il paese europeo che nei soli ultimi tre anni ha avuto circa duecento giornalisti intimiditi e minacciati per i loro articoli. Molti di loro sono finiti sotto scorta. Ed è proprio in nome della libertà di informazione che il nostro Stato li protegge. Condivido il destino di queste persone in gran parte ignote o ignorate dall'opinione pubblica, vivendo la condizione di chi si trova fisicamente minacciato per ciò che ha scritto. E condivido con loro l'esperienza di chi sa quanto siano pericolosi i meccanismi della diffamazione e del ricatto.
Il capo del cartello di Calì, il narcos Rodriguez Orejuela, diceva "sei alleato di una persona solo quando la ricatti". Un potere ricattabile e ricattatore, un potere che si serve dell'intimidazione, non può rappresentare una democrazia fondata sullo stato di diritto.

Conosco una tradizione di conservatori che non avrebbero mai accettato una simile deriva dalle regole. In questi anni per me difficili molti elettori di centrodestra, molti elettori conservatori, mi hanno scritto e dato solidarietà. Ho visto nella mia terra l'alleanza di militanti di destra e di sinistra, uniti dal coraggio di voler combattere a viso aperto il potere dei clan. Sotto la bandiera della legalità e del diritto sentita profondamente come un valore condiviso e inalienabile. È con in mente i volti di queste persone e di tante altre che mi hanno testimoniato di riconoscersi in uno Stato fondato su alcuni principi fondamentali, che vi chiedo di nuovo: davvero, voi elettori di centrodestra, volete tutto questo?

Questa manifestazione non dovrebbe veramente avere colore politico, e anzi invito ad aderirvi tutti i giornalisti che non si considerano di sinistra ma credono che la libertà di stampa oggi significa sapersi tutelati dal rischio di aggressione personale, condizione che dovrebbe essere garantita a tutti.
Vorrei che ricordassimo sino in fondo qual è il valore della libertà di stampa. Vorrei che tutti coloro che scendono in piazza, lo facessero anche in nome di chi in Italia e nel mondo ha pagato con la vita stessa per ogni cosa che ha scritto e fatto a servizio di un'informazione libera.

In nome di Christian Poveda, ucciso di recente in El Salvador per aver diretto un reportage sulle maras, le ferocissime gang centroamericane che fanno da cerniera del grande narcotraffico fra il Sud e il Nord del continente. In nome di Anna Politkovskaja e di Natalia Estemirova, ammazzate in Russia per le loro battaglie di verità sulla Cecenia, e di tutti i giornalisti che rischiano la vita in mondi meno liberi. Loro guardano alla libertà di stampa dell'Occidente come un faro, un esempio, un sogno da conquistare. Facciamo in modo che in Italia quel sogno non sia sporcato.

Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency ©Riproduzione riservata

Questo articolo sarà pubblicato anche da El Paìs, The Times, Le Figaro, Die Zeit, dallo svedese Expressen e dal portoghese Espresso.
Postato da Psilomatmol - Permalink - commenti (12)
Commenti
#1    03 Ottobre 2009 - 10:57
 
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#2    03 Ottobre 2009 - 16:39
 
ah ah ah come hai fatto a mettere la foto nei commenti?
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#3    03 Ottobre 2009 - 18:26
 
A proposito di farsa: nessuno ha avuto il coraggio di guardare lo speciale di Fede sulla manifestazione?
A mio avviso è da antologia; la prossima volta che qualcuno attaccherà col solito ritornello sul fatto che non esiste un problema di informazione, si dovrebbe mandarla in onda mostrando cosa intendono realmente per pluralismo lor signori (fra cui il komunista da salotto Sansonetti): su un'ora di trasmissione meno di 10' (e sono di manica larga) dedicati ad ascoltare le ragioni dei manifestanti e il resto del tempo dedicati ad interventi a senso unico tesi a spiegare l'assurdita della manifestazione stessa.

Piccola chicca il presidente di Lettera 22, Paolo Corsini, che denuncia la censura di cui è stata vittima la sua associazione, contraria alla manifestazione.
Chi è Paolo Corsini? Chiunque non abbiaaccesso a internet, potrebbe pensare ad uno sconosciuto giornalista lonatno dai giochi della politica e da interessi di parte, ma basta una piccola ricerca e... voilà:
http://www.affaritaliani.it/mediatech/inciuci-rai081008.html
http://www.lettera22.info/articoli/comunicati/420-paolo-corsini-presidente-di-lettera22-nominato-vicedirettore-rai.html
(inutile dire che nel collegamento ci si è ben guardati dal ricordare tale ininfluente dettaglio).

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#4    03 Ottobre 2009 - 23:57
 
Lalex, biricchino. Emilio Fede va in onda su una tv privata, foraggiata da berlusconi, eppoi ci pensa l'ottimo programma di Ricci a dipingere per la macchietta incazzosa che è l'Emilio nazionale.

Avresti potuto mettere sull'altro piatto della bilancia il vergognoso stile minzolino, anch'esso su servizio pubblico.

Una giuria onesta, non a casa di Vespa ovviamente, il programma di Santoro, un TG a caso di Minzolini e sullo sfondo un fatto qualsiasi trattato da entrambe le trasmissioni.

Allora dopo vediamo se (all'interno del servizio pubblico mantenuto coi soldi degli italiani) sia più improponibile un Santoro o un Minzolini, un Travaglio o un Romita, un Vauro o una Petruni.

Vediamo, eppoi su su ci ancdiamo dietro ed arriviamo a tutti con una bella E VERA tv della Realtà!
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#5    04 Ottobre 2009 - 20:52
 
Psilo,
proposta interessante la tua, tuttavia senza generalizzazioni "antropologiche" che detesto, come selezionare una "giuria onesta" quando mentre a dx (o almeno in quella che viene considerata dx) l'onestà intellettuale latita, a sx non mancano i Sansonetti e i Pansa pronti a fare le foglie di fico?

P.s. Ho visto solo oggi Minzolini in action, che dire se non che è un grande? Insinuare che chi ha manifestato si auguri il trionfo del "pensiero unico", quando chiunque canti fuori dal coro viene additato e minacciato lo eleva da semplice servo a maestro della nobile arte del leccare le terga.
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#6    04 Ottobre 2009 - 22:52
 
una giuria onesta (e insospettabile) fatta di 5 teleabbonati estratti a sorte in lottomatica per esempio.

un'idea per un reality.
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#7    06 Ottobre 2009 - 22:09
 
Psilo,
una selezione casuale tipo quella degli intervistati dal Tg4 o Secondo Voi? Ricordi lo scandalo avvenuto sulle estrazioni di Lotto e Lotteria?
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#8    08 Ottobre 2009 - 16:33
 
Ovviamente no Lex, il TG4 le seleziona pesantemente le intervista.. "secondo voi" non so nemmeno cosa sia, e sento che ho una grave mancanza in merito alla "tv di propaganda di regime".

Circa il lotto non ci ho mai giocato, e nemmeno ho mai visto una sua estrazione, se non di sfuggita (ricordo quando gestiva l'estrazione delle PALLE la compagna di Andrea Roncato, quella cavallona da monta che non si sa bene che miserabbile fine abbia fatto. E conosco lo scandalo, certo.

Non mi sento cmq di delegittimare il concetto di estrazione a sorte perchè qualche furbone, con la connivenza di qualche "addetto ai lavori" è stato sgamato a truffare gli italiani alle estrazioni della lotteria.

Forse il metodo estrattivo, forse la (non) pesantezza e la (non) puntualità della punizione nei confronti dei coinvolti.

Alla fine - gira e rigira - si torna sempre lì: vince il più furbo, sempre. E nel paese dei furbi, i furbi sanno come muoversi, gli onesti non sono onesti ma.......... pirla!

E così se i Minzolini e i Vespa fanno quello che fanno (da veri servi, ok: ma anche da furbi) è perchè sanno di poterlo fare.
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#9    08 Ottobre 2009 - 22:24
 
Psilo,
dimentichi l'ostacolo più grande, qualunque giuria, anche estratta a sorte, che valutasse positivamente un programma inviso al buon Silvio dimostrerebbe automaticamente di essere composta da komunisti: ricorda che in Italia gli unici ad essere intellettualmente onesti sono coloro che sono sempre e comunque d'accordo col nostro amato premier.
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#10    09 Ottobre 2009 - 10:06
 
quindi, insomma, siamo in una situazione di scacco matto... non c'è via d'uscita.

Anche perchè servirebbe una teutonica azione didattica massiva all'intera popolazione per render possibile quella sorta di presa di coscienza sulla base della quale noi qui stiamo ragionando, no?

Del resto sono gli stessi identici timori di Veronica Lario quando dice "il problema non è mio marito, è quello he verrà dopo di lui".
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#11    10 Ottobre 2009 - 03:17
 
Psilo,
centro perfetto: fino a che Napolitano firma le leggi che gli fanno comodo è il presidente della Repubblica e merita rispetto (e guai al Di Pietro che si lascia andare a commenti ingiuriosi), ma se non fa il suo dovere (convincere la Corte Costituzionale ad approvare il Lodo Angelino Jolie) ecco che lui e i suoi predecessori (Scalfaro e Ciampi) diventano pedine di quella sx che vuole rovinare il paese (e visto che in effetti la cosiddetta sx poco o nulla ha fatto per fermarlo, forse non ha tutti i torti).

Silvio è riuscito nel compito di felizzare i suoi elettori/simpatizzanti, tanto che, come in 1984, le parole e i ragionamenti perdono qualunque significato, ormai conta solo "l'armiamoci e partite" che il ducetto di Arcore ripete per galvanizzare i suoi (l'esempio è un fantastico Pillitteri che rimprovera a Franceschini l'anti-berlusconismo militante e  2'' dopo magnifica l'utilizzatore finale perchè attaccando e insultando gli avversari trascina il suo popolo).

Ne "L'uomo della Pioggia" Matt Damon è un giovane e idealista avvocato che vince una causa milionaria contro un colosso delle assicurazioni sanitarie ma alla fine sceglie di lasciare la professione perchè per riuscire ha dovuto superare la linea che divide ciò che è giusto da ciò che non lo è e continuando presto tale linea sarebbe sparita e lui si sarebbe ridotto ad essere solo "un'altra barzelletta sugli avvocati": in 15 anni di strappi a tutte le regole del vivere civile, Silvio non solo ha cancellato quella linea, ha persino convinto gli italiani (o almeno una buona parte) che essa non esista e che conti solo la vittoria (la sua) che tutto legittima e giustifica.: pensa solo alle sue performances di questi ultimi 2 giorni, dopo aver detto cose che in qualunque democrazia lo avrebbero costretto alle dimissioni (cosa a cui non ha mai pensato, altro che utilizzarle come spauracchio per forzare la mano alla Corte Costituzionale) non è neppure ricorso al solito giochino del "sono stato frainteso".

In molti ormai vedenno un governo allo sbando e un premier stretto nell'angolo: io non riesco ad essere così ottimista (sì Veronica Lario ha perfettamente ragione).
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#12    10 Ottobre 2009 - 21:19
 
eh, diciamocelo..............!
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Commenti
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