giovedì, 27 luglio 2006 - 17:46

Marco Travaglio

 
L’indulto è come la patente a punti.
Chiunque, fino al maggio 2006, ha concusso, ha corrotto o s'è fatto corrompere, ha abusato dei suoi poteri per favorire qualcuno, derubato lo Stato col peculato o la sua società con la bancarotta, truffato il prossimo, truccato gare d'appalto, incassato fondi neri, frodato il fisco, falsato bilanci, turbato il mercato finanziario con l'aggiotaggio, scalato banche violando le leggi, speculato con l'insider trading, giocato con la salute dei dipendenti provocando infortuni o addirittura decessi nei luoghi di lavoro, e fino a oggi temeva - in caso di condanna - di andare in carcere a scontare la pena, può tirare un sospiro di sollievo: partirà da meno tre.

Nel senso di meno 3 anni di pena, da detrarre da eventuali condanne definitive. Per i reati puniti più severamente (per esempio, la bancarotta o la rapina), l'indulto comporterà semplicemente uno sconto di pena. P
er quelli puniti con sanzioni più blande (tutti quelli dei colletti bianchi), significherà azzerare le pene del tutto o quasi.

E comunque garantirsi l'esenzione dal carcere: in Italia infatti si scontano dietro le sbarre solo le pene superiori ai 3 anni (sotto, c'è l'affidamento al servizio sociale: cioè l'assoluta libertà con qualche opera buona).

Risultato: chi rischia pene fino ai 6 anni scende a 3, e non sconta nemmeno un giorno.

Non solo:
l'indulto cancella pure le pene accessorie (interdizione da pubblici uffici, cariche societarie, professioni): i condannati resteranno in Parlamento, nella pubblica amministrazione, nei mestieri che esercitavano mentre delinquevano. Giudici, pm e investigatori dovranno portare a termine indagini e processi già sapendo che sarà tutto inutile, o quasi: come per la Juventus, il campionato degli inquirenti partirà con una forte penalizzazione.

L'elenco dei beneficiari di questo colpo di spugna a orologeria, che sta per esser varato urbi et orbi con la scusa delle carceri affollate, è lungo chilometri. In cima alla lista, com'è noto, c'è Cesare Previti (pregiudicato per corruzione giudiziaria), che scenderà da 5 a 2 anni, lascerà gli arresti domiciliari e rientrerà in Parlamento, almeno finché la Camera non si deciderà a dichiararlo decaduto per l'interdizione perpetua.

Poi c'è Silvio Berlusconi, imputato per corruzione del testimone David Mills e per i diritti Mediaset (appropriazione indebita, falso in bilancio e frode fiscale), insieme a Confalonieri (falso in bilancio) e ai figli Marina e Piersilvio (indagati per riciclaggio).

Poi ci sono i protagonisti di tutti gli scandali degli ultimi due anni. Comprese le teletruffe di Wanna Marchi e Stefania Nobile: condannate a 10 anni in primo grado, se patteggiano in appello scendono a 6 anni, e con l'indulto a 3: in pratica, non tornano mai più in carcere.

I protagonisti dell'inchiesta penale su Calciopoli, a Napoli), non dovranno neppure patteggiare: le pene per la frode sportiva sono talmente basse da vanificare il futuro processo a Moggi, Carraro, Giraudo, Galliani, Mazzini, De Santis, Pairetto, Bergamo, ai figli di papà targati Gea e così via.

Idem per Bancopoli (aggiotaggio e altri reati finanziari, a Milano e Roma), che vede inquisiti l'ex governatore Fazio e i multicolori furbetti del quartierino: Fiorani, Gnutti, Ricucci, Coppola, Consorte, Sacchetti, Billè, Palenzona.

E sono ancora al vaglio degli inquirenti le posizioni dei politici beneficiati dal munifico banchiere di Lodi: i forzisti Brancher, Grillo, Dell'Utri, Romani e Comincioli, il leghista Calderoli e l'Udc Tarolli.

Poi c'è la banda Parmalat, imputata a Milano e a Parma: da Calisto Tanzi in giù, fino ai banchieri (a cominciare da Cesare Geronzi) suoi presunti complici nella truffa a migliaia di risparmiatori.

E c'è la banda Cirio di Sergio Cragnotti, anch'essa specializzata in bond-carta straccia.

In una tranche collaterale del caso Parmalat sono indagati per corruzione De Mita (Dl) e Burlando (Ds), e in un'altra ancora, per finanziamento illecito, l'ex ministro Alemanno (An).

Il "meno tre" potrebbe far comodo anche al forzista Raffaele Fitto e ai suoi coindagati a Bari per le presunte tangenti dal gruppo Angelucci.

Per non parlare dei protagonisti dell'ultimo scandalo di Potenza: Vittorio Emanuele e due uomini di Fini: Salvo Sottile e Francesco Proietti Cosimi.

Ma c'è pure un esercito di deputati e senatori nei guai con la giustizia per vari reati, tutti compresi nell'indulto (conflitto d'interessi? Forse).

Marcello Dell'Utri è imputato a Palermo per calunnia contro tre pentiti.

Francesco Storace e il suo entourage sono accusati a Roma di associazione a delinquere per aver spiato illegalmente Marrazzo e la Mussolini.

Il Ds ribelle Vincenzo De Luca, neosindaco di Salerno, è indagato per concussione, abuso, truffa e falso.

An voterà no all'indulto, salvo due ex ministri, entrambi indagati: uno è Alemanno, l'altro è Altero Matteoli, rinviato a giudizio per favoreggiamento nell' inchiesta sugli abusi edilizi all'Elba.

E la lista "nera" non finisce qui: Ugo Martinat è inquisito a Torino per turbativa d'asta e abuso per alcuni appalti Tav; e Silvano Moffa lo è a Velletri per corruzione.

Nutrita anche la pattuglia Udc: se cade l'aggravante mafiosa del favoreggiamento, l'indulto serve a Totò Cuffaro; e, in caso di condanna, servirà di certo al neo- onorevole Vittorio Adolfo, accusato a Sanremo di corruzione, truffa e turbativa d'asta; a Giampiero Catone, imputato per truffa e bancarotta a Roma e L'Aquila; ad Aldo Patriciello, coinvolto nello scandalo molisano della circonvallazione di Venafro; e a Teresio Delfino, indagato per associazione a delinquere e truffa nella gestione allegra dell'Enoteca d'Italia; senza dimenticare Giuseppe Drago, condannato in primo grado a 3 anni e 3 mesi per peculato per aver svuotato la cassa della presidenza della regione Sicilia quando ne era governatore. Idem come sopra per altri ex Dc come Pino Firrarello (FI) e Nuccio Cusumano (Udeur), imputati per gli appalti truccati dell'ospedale di Catania.

A condurre le trattative col centrosinistra per l'indulto è stato l'on. avv. prof. Gaetano Pecorella (FI), che non solo difende Berlusconi in vari processi per reati non esclusi dall'indulto; ma, a quel che si sa, risulta ancora indagato a Brescia con l'accusa di aver pagato il supertestimone Martino Siciliano, affinchè ritrattasse le accuse al suo cliente Delfo Zorzi per le stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia. Il reato ipotizzato è favoreggiamento: anch'esso compreso nel Grande Condono.

l' Unità del 25.7.2006

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Commenti
#1    27 Luglio 2006 - 18:38
 
Oggi è stata scritta
una delle pagine PIU' VERGOGNOSE della storia della Repubblica italiana.

Con l'aggravante che è stata compiuta sotto un governo di Centrosinistra.

Il bello è che i politici di lungo corso dell'Unione
non hanno compreso LE CONSEGUENZE COLOSSALI che ne scaturiranno.

non sanno cosa hanno smosso !!!!!!
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#2    27 Luglio 2006 - 19:22
 
dimmi tosca cosa hanno smosso?
perchè io ho bisogno di essere consolata.fino a che punto si può arrivare ad accettare compromessi
per non fare andar su gente come berlusconi?
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#3    27 Luglio 2006 - 21:14
 
le vittime, dicke, vittime due volte
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#4    28 Luglio 2006 - 00:10
 
però è passato.hai voglia a dire che dobbiamo brontolare.
le vittime cosa sono contate?
quelli che si sono ammazzati per i debiti con la parmalat?
quelli che sono rovinati?
Davigo ha detto:non smettete mai di i ndignarvi"
adesso io dico:perchè a che serve?
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#5    28 Luglio 2006 - 09:59
 
Non "serve" indignarsi, però mi indigno lo stesso!

Io spero che lo tsunami di proteste che il popolo onesto (e ingenuo... coglione, appunto) sta indirizzando ai pochi spazi di contatto con questi signori li faccia riflettere.
Trovo strano che nessuno di questi primi attori abbia accennato ad un minimo di spiegazione, di chiarimento a questo coro di proteste. L'unica cazzata che ci propinano è quella del ricatto di FI, assolutamente da accettare per via della maggioranza qualificata richiesta per l'approvazione dell'indulto.

Ma a questo punto cosa dobbiamo aspettarci? forse che per garantire l'emanazione di leggi giuste e indispensabili si debba sempre offrire una contropartita (incomprensibile, ingiustificabile, immorale) di tipo personale?

E quando si parlerà di conflitto d'interessi (se se ne parlerà) cosa ci dovremo aspettare, che venga approvato un codicillo che faccia salve le situazioni consolidate alla data del 31 maggio 2006?
E quando si parlerà di revisione del piano di distribuzione delle frequenze radiotelevisive passeremo il principio dei diritti acquisiti al 31 maggio 2006?

Vergogna! vergogna e ancora vergogna!

Ciò non toglie che due parole sul "ricatto" bisogna pur spenderle (visto che non lo fa il centrosinistra, a parte Di Pietro): ma come è stato possibile giustificare il solo accettare di parlare di indulto a favore di un manipolo di mascalzoni che è riuscito, pur in così pochi, a fregare così tanta gente?
Ma quali argomenti saranno stati offerti da Forza Italia e UDC per rendere questa proposta accettabile? Avranno parlato delle enormi sofferenze che corrotti e corruttori hanno patito nel vedersi espropriare quel poco che si è riusciti a recuperare della refurtiva?

Ma come avranno giustificato a sè stessi l'accettazione dell'impunità per chi ha truccato le elezioni con il voto di scambio (mafioso e non)?
Avranno detto.. "ma sì.. in fondo... so' ragazzi che hanno sbagliato... perchè infierire?"
E tutto questo dopo aver tuonato contro tutti i provvedimenti perdonistici, condonistici e prescrittivi del passato governo?
Ma che stomaco, ragazzi! e che facce di melma!

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#6    28 Luglio 2006 - 10:52
 
Il tratto davvero inquietante della faccenda è dover riconoscere ancora una volta l'enorme separazione esistente tra questa oligarchia "semiclandestina" (grazie alla nuova legge elettorale) e il paese "reale". Quando Massimo Fini parla di "sudditi" ha tristemente ragione; solo che non so davvero quale possa essere la soluzione. 5 e più anni di Grillo, di Travaglio di mille blog, di girotondi non hanno cambiato una virgola (qui molte critiche sono forse corrette ma non aiutano a risolvere le cose: è vero che questa parte del paese fatica a parlare a gran parte dell'altra ma, anche se riuscisse, cambierebbe qualcosa per "lorsignori"?); anzi, la situazione si è cristallizzata fino ad arrivare a scelte come quella dell'indulto (a priori comprensibile e magari anche auspicabile se si pensa ai danni della legge Bossi-Fini) con annessi reati finanziari: un abominio davvero nauseante. 10000 tassisti (o quanti erano), così come i farmacisti o gli avvocati si mettono in sciopero senza l'appoggio di nessun cittadino (e sfido a trovare qualcuno che appoggi lo sciopero degli avvocati non essendolo!) e, con un po' di muso duro, riescono a ottenere quello che vogliono (senza che la polizia si permetta di sfiorarli anche quando pestano giornalisti e deputati); mentre 1000000 di persone che manifestano contro la guerra o per la giustizia non contano. Io non so dare risposte a questa situazione. Ed è la cosa che mi fa più paura.

Andrea Allodi
utente anonimo

#7    29 Luglio 2006 - 02:40
 
Antonello De Pierro interviene contro l'indulto


Il noto giornalista, che sta affiancando Antonio Di Pietro nella protesta, ha rilasciato dure dichiarazioni sull'argomento, con una critica decisamente trasversale


Il popolare giornalista Antonello De Pierro, direttore di Italymedia.it è intervenuto duramente sulla concessione dell’indulto aderendo alla protesta messa in atto da Antonio Di Pietro.
“Stiamo assistendo al più grave attentato alla cultura della legalità, che già nel nostro paese stava volgendo al tramonto, perdendosi nel crescente deserto dei valori autentici e scivolando nel sempre più profondo abisso dei falsi miti. Migliorare la situazione delle carceri è un dovere sacrosanto dell’impianto istituzionale legato all’assoluto e intoccabile rispetto per i diritti umani, ma chi si è macchiato di un delitto non può avere sconti di pena, la garanzia di condizioni umane per i detenuti, non può e non deve avere alcun rapporto di parentela con lo stravolgimento temporale delle condanne. Una maggioranza che si è piegata per promesse elettorali alla volontà della destra di garantire i reati finanziari e contro la pubblica amministrazione, tradisce vergognosamente la speranza del ripristino della legalità e soprattutto dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, svanita purtroppo nei cinque anni di governo delle destre, con la raffica di leggi ad personam a cui siamo stati abituati. Questo provvedimento incoraggia e garantisce l’impunità nei confronti di reati che vanno ad offendere la dignità ed il lavoro dei contribuenti. Ma soprattutto ridicolizza e vanifica il lavoro duro e rischioso svolto dalla magistratura e dalle forze dell’ordine. Se il centro-sinistra si comporta in Parlamento come chi ha governato finora, quale sarà il futuro di una nazione, che in larga parte dissente nel frangente, la quale aveva riposto la fiducia nel rispetto della legge nelle mani dell’attuale maggioranza con l’espressione democratica del voto nel segreto della cabina elettorale? Se poi l’elettorato tradito fa abbassare notevolmente i parametri della partecipazione politica o peggio diserta le urne, che non si levi dalle file della classe politica il lamento del coccodrillo che piange la prole elettorale, schiacciata e mortificata nell’esplicazione della sua volontà di una società basata sulla giustizia, sulla legalità, sulla tranquillità biologica. Ho un sogno: mi piacerebbe sapere che chi si sente ingannato, se ha una tessera di partito, l’abbia restituita ed eviti di sostenere altre sottoscrizioni a vantaggio di chi non garantisce la sicurezza e l’onestà nel tessuto sociale di cui siamo parte integrante. La democrazia è il governo del popolo; se prima c’era una plutocrazia, ora vige un’oligarchia che non solo non rispetta il popolo, ma lo tradisce. La piattaforma ideologica su cui si basa l’attuale classe dirigente non supporta in alcun modo questa condotta operativa, quindi sarebbe opportuno fare marcia indietro per conquistare la fiducia di chi forse la sta abbandonando inesorabilmente e definitivamente. Il portale Italymedia.it è aperto alle voci di protesta e di opinione, offrendosi di immortalarle nella rubrica “Lettere al direttore”. Io le leggerò personalmente tutte e pubblicherò quelle che rispettano le regole e i parametri del sito”.




utente anonimo

#8    29 Luglio 2006 - 10:54
 
Una curiosità
Quando, nel 1990, i reati finanziari non furono esclusi dal provvedimento, l'allora magistrato Di Pietro, già consulente per l’informazione del Ministero di Grazia e Giustizia, manifestò il suo disappunto davanti al Parlamento?

Lorenzo
utente anonimo

#9    29 Luglio 2006 - 12:37
 
"Una curiosità
Quando, nel 1990, i reati finanziari non furono esclusi dal provvedimento, l'allora magistrato Di Pietro, già consulente per l’informazione del Ministero di Grazia e Giustizia, manifestò il suo disappunto davanti al Parlamento?"

Io non lo so, ma mi vien da dire che in qualità di Magistrato nel pieno esercizio delle sue funzioni, anche se Consulente per l’informazione del Ministero di Grazia e Giustizia, aver manifestato il suo disappunto manifestando davanti al parlamento non sarebbe stato un granché corretto, dal punto di vista deontologico.

I Magistrati applicano le leggi approvate dal Parlamento e non dovrebbero contestare i provvedimenti a menochè questi non siano palesemente anticostituzionali o lesivi della democraticità del paese.

I modi, i tempi e i luoghi del manifestare il loro disappunto li hanno anche i Magistrati, e forse non sono plateali come quelli dei politicanti.

Oggi Antonio Di Pietro è un politico. Naturale che cerchi la massima rindondanza in quello che fa.

E cmq, fosse sceso in piazza da Magistrato per protestare contro una legge salva delinquenti, sarei comunque stato con lui...

Non capisco che ragioni portino una persona disinteressata e intellettualmente onesta a prendere le distanze da chi difenda la Legalità.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Psilomatmol

#10    30 Luglio 2006 - 19:30
 
è un ingiustizia
utente anonimo

Commenti
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