Ripropongo questo bananas di inizio 2003 perchè a me è piaciuto molto, e ci racconta qualche cosina che i più non considerano quando parlano dell'ex Ministro degli Interni, Beppe Pisanu.
Il ministro dell'Interno Beppe Pisanu passa per un «garantista». Così «garantista» che non riconosce nemmeno le sentenze definitive: almeno le condanne dei politici ladri (di qui le sue continue denunce contro i fantomatici «abusi di Mani Pulite»). Anche ai condannati definitivi lui continua ad applicare la presunzione di innocenza. Se invece, per dire, gl'imputati sono extracomunitari, pretende condanne anche senza prove. E se invece, come prescrive la legge, arrivano le assoluzioni, lui non le riconosce. Per lui gli assolti restano colpevoli.
È il caso di Mohammed Daki, il marocchino condannato a Milano per ricettazione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ma assolto dal reato di terrorismo. Pisanu, noto «garantista», gli applica la presunzione di colpevolezza. Quando viene assolto, attacca la giudice Forleo che «lascia i kamikaze in libertà». Poi tenta di espellerlo, violando la legge Bossi-Fini voluta dal suo governo e da lui stesso votata. E quando i giudici tentano di farla rispettare, torna a strillare. Ieri ci ha informati che, per lui, quel cittadino assolto, cioè presunto innocente, è un terrorista coinvolto addirittura nell'attentato alle Due Torri. Dice di avere «le prove», come se le sentenze le facesse lui. Poi ha accusato la magistratura milanese (che ha combattuto mafia e terrorismo, con vari giudici morti ammazzati) di «sottovalutare» il crimine. E ha completato l'opera rivelando al Messaggero che «il vero leader della sinistra è Toni Negri con gli altri dell'Autonomia e di Potop. Bertinotti ne è solo la facciata borghese». Il ministro dell'Interno, che maneggia la polizia e i servizi segreti, ritiene che l'opposizione sia una «sinistra che salda tanti segmenti, come antiatlantismo, antiamericanismo, no-global, disubbidienti. Segmenti sociali che Toni Negri definisce “la moltitudine”». Gli stessi che, a suo avviso, stavano con Cofferati e oggi stanno con Vendola, mentre Prodi li copre con la sua «bandierina».
Infine un pensiero gentile a Giuliana Sgrena, sequestrata in Iraq: «Se è un rapimento politico, i sequestratori scopriranno che la giornalista ha sempre sostenuto le loro ragioni». Praticamente, come scrive autorevolmente Feltri su Libero, l'hanno rapita i suoi «amici». Ecco: Giuliana è un'amica dei kamikaze e dei tagliatori di teste.
A questo punto corre l'obbligo di ricordare un paio di dati biografici di questo signore, che a sinistra alcuni buontemponi considerano il meglio del governo. Nel 1982, quand'era nella Dc (sinistra Dc), Pisanu diventa sottosegretario al Tesoro. Ma dura poco, essendo costretto a dimettersi per le sue liaisons dangereuses. Si scopre, per esempio, che da anni è ospite fisso della barca del faccendiere Flavio Carboni, in compagnia del costruttore piduista Silvio Berlusconi e del banchiere piduista Roberto Calvi. Frequenta Calvi anche dopo che è stato arrestato, condannato e messo in libertà provvisoria. Alla vigilia del crac dell'Ambrosiano, nell'estate del 1982, Pisanu scortato da Carboni incontra Calvi per ben quattro volte. Poi, l'8 giugno '82, risponde alla Camera alle interrogazioni delle opposizioni sul colossale buco dell'Ambrosiano e dell'Andino. Niente paura - rassicura Pisanu - è tutto sotto controllo: «Le indagini esperite all'estero sull'Ambrosiano non hanno dato alcun esito». Due giorni dopo, 10 giugno, Calvi fugge a Londra per finire come sappiamo. Nove giorni dopo il governo dichiara insolvente l'Ambrosiano: migliaia di risparmiatori sul lastrico, il crac più rovinoso della storia d'Italia.
Racconterà Angelo Rizzoli alla Commissione P2: «A proposito dell'Andino, Calvi disse a me e a Tassan Din che il discorso dell'on. Pisanu in Parlamento l'aveva fatto fare lui». Poi Calvi viene ucciso e appeso sotto il ponte dei Frati Neri. Carboni viene arrestato. L'11 settembre 1982, interrogato dal pm Pierluigi Dell'Osso che indaga sul crac Ambrosiano, Pisanu spiega che Carboni era «un interlocutore valido per le forze politiche richiamantisi alla ispirazione cattolica». Un uomo pio. Perciò lui gli diede una mano «nelle sue attività in Sardegna»: come il progetto «Olbia2» di Carboni & Berlusconi per cementificare la Costa Smeralda. In commissione P2, il missino Mirko Tremaglia denuncia le «gravissime responsabilità di ... Pisanu, amico non per caso di Carboni, che aveva dichiarato alla Camera che nulla era emerso di irregolare nell'Ambrosiano». E il radicale Massimo Teodori punta il dito sui «rapporti strettissimi e continuativi tra Pisanu e Carboni e ... di Pisanu con Calvi e Carboni quando, sottosegretario al Tesoro, il ministero prendeva importanti decisioni sull'Ambrosiano... Se c'è ancora un minimo di moralità, è inconcepibile che Pisanu resti al governo». «Non mi dimetterò su richiesta di Teodori», ribatte Pisanu. Ma il 21 gennaio 1983 se ne va.
Oggi Tremaglia è ministro nello stesso governo di Pisanu. Teodori scrive sul Giornale del fratello del premier. E l'amico di Pisanu, Carboni, è imputato per l'omicidio Calvi. Se Pisanu fosse un marocchino, si sarebbe già espulso dall'Italia.
Marco Travaglio, L'Unità
Bananas
di Marco Travaglio
Ha ragione il Caimòna: «Come fidarsi di uno che fa le sedute spiritiche?».
Prodi dovrebbe spiegare la vera storia della seduta spiritica che avrebbe messo lui e un gruppo di amici bolognesi sulle tracce del covo brigatista di Via Gradoli durante il sequestro Moro, nell'aprile 1978. E' evidente che la versione del bicchierino, o piattino, che si muove fino a formare la scritta "Gradoli" è un espediente per coprire una fonte che, 28 anni fa, doveva restare coperta, probabilmente dell'autonomia operaia.
Ma ora si può dire la verità. Non perché le sedute spiritiche, vere o presunte, siano un reato o una vergogna. Anzi: quella soffiata, se presa sul serio, avrebbe portato dritto al covo strategico dei terroristi che tenevano prigioniero Aldo Moro; ma purtroppo il formidabile apparato di sicurezza del governo Andreotti e del ministro dell'Interno Cossiga pensò bene di ignorare via Gradoli a Roma e cinse d'assedio l'omonimo paesino dei Castelli. Della qual cosa il Caimòna potrebbe chiedere spiegazione al suo alleato a giorni alterni Cossiga, o magari all'ottimo Pisanu, all' epoca ai vertici della segreteria Dc. O magari ai suoi confratelli della P2, che impreziosivano il comitato di crisi allestito al Viminale con uno strano "esperto" giunto in omaggio dagli Usa.
Dunque fare chiarezza sulla seduta spiritica. Noi ci auguriamo che la faccia Prodi.
Ma, se il Caimòna ha proprio urgenza di sapere, non ha che da rivolgersi a un suo ministro, che alla seduta vera o presunta partecipò: Mario Baldassarri di An.
Si potrebbe fare così. Prodi risponde sulla seduta.
In cambio il premier risponde a un paio di domandine facili facili che però restano inevase da diversi anni. Gliele riepiloghiamo, per sua comodità.
1.Come fidarsi di un tizio che, quando il Tribunale di Palermo gli chiede dove ha preso 250 milioni di euro confluiti, in parte in contanti, nelle sue holding dal 1975 al 1985, e che ci facesse un boss mafioso nella sua villa travestito da stalliere fra il 1974 e il '76, si avvale della facoltà di non rispondere?
2. Come fidarsi di un tipo che è riuscito a frequentare, in una sola vita, Vittorio Mangano, Gaetano Cinà, Marcello Dell'Utri, Cesare Previti, Bettino Craxi, Silvano Larini, Licio Gelli, Flavio Carboni e Gianpiero Fiorani (elogiato ancora ieri come un benefeattore)?
3. Come fidarsi di un imprenditore imputato di corruzione di teste, frode fiscale e appropriazione indebita, miracolato da sei prescrizioni per corruzione giudiziaria e falso in bilancio, salvato da due condanne per amnistia e per la depenalizzazione di un suo reato, circondato da collaboratori che trattavano con la mafia, corrompevano giudici e ufficiali della Finanza, emettevano false fatture, frodavano il fisco, truccavano bilanci, accumulavano fondi neri senza che lui si accorgesse di nulla?
4. Come fidarsi di un tale che per tre anni fu iscritto a una loggia massonica coperta e poi sciolta in quanto eversiva, la P2, il cui gran maestro fu condannato per i depistaggi sulle stragi?
5. Come fidarsi di un cattolico-modello che fa la comunione, entra ed esce dal Vaticano, si circonda di preti e suore, inneggia ai valori della vita e della famiglia, ma è massone e divorziato?
6. Come fidarsi di un premier che insulta tutti i magistrati italiani, mentre elogia il lavoro nero e l'evasione fiscale (raddoppiata sotto il suo governo) e giustifica la corruzione?
7. Come fidarsi di uno statista che ha portato in Parlamento, al governo o nello Stato una cinquantina di suoi avvocati e dirigenti aziendali, approvando 30 leggi per risolvere le sue pendenze penali, televisive, editoriali e pubblicitarie?
8. Come fidarsi di un magnate che aveva promesso "governerò l'Italia come le mie aziende" e, quando entrò in politica, aveva accumulato con le sue aziende 6 mila miliardi di lire di debiti?
9. Come fidarsi del premier di una Repubblica fondata sull' antifascismo che riabilita Mussolini, si allea con i fascisti, poi va ad Auschwitz a piangere e a promettere di portarci i suoi figli ("Ho già prenotato"), salvo poi scordarsi anche quell'impegno e, già che c'è, allearsi persino con i nazisti?
10. Come fidarsi di un ometto di Stato di cui non si fidano nemmeno all'estero, uno che racconta frottole su tutto, anche sul Milan ("Non comprerò Nesta", "Non prenderò Gilardino"...), uno che nel 2001 firmò un Contratto con gli Italiani con cinque promesse e l'impegno a non ricandidarsi nel 2006 se non ne avesse mantenute almeno quattro ma, ora che non ne ha mantenuta nemmeno, una si ricandida?
(Bananas – l’Unità 1 Aprile 2006)